Una coccinella da sole

Nel tronco, nella mano scorre, la vita di linfa,
luce, dare.
Il sole disadorno riflette nella baia.
Una sola voce riga il silenzio con graffi
e pace insensata.
Le radici esplodono.
La corsa senz’aria, dentro la roccia,
nel fondo dell’oceano,
invasione incendiaria, colata di lava ristoratrice tra le mani,
il sorriso del cuore senza il tempo,
passaggio tra gli alberi, nel cuore del ventre,
il canto del vento al posto del cervello.

Mi capita di esistere senza che il cervello se ne renda
percettivamente conto.
Allora divento tutto corpo e il suo muto e incolore
percepire restituisce profondità percettiva al cervello.
Il corpo se ne sta sempre con la natura.
Le visioni che fluiscono tramite il cervello
ne parlano a lungo, diffusamente
con suoni, colori, forme, sensi molto particolari,
in qualche modo sensi del tutto privi
dell’impronta del mio cervello.

L’attività del cervello è quella di sintetizzare differenze che successivamente
vengono analizzate e sistematizzate dal corpo.
Il corpo unifica l’agire sintetico del cervello nella esperienza della vita.
la coscienza è un prodotto sintetico del cervello.
il corpo non necessita della coscienza per fornire una esperienza
unificata della vita.
Il cervello è corpo ed è il luogo fisico attraverso cui gli impulsi dai quali
sono costituito determinano la coscienza che il corpo deve unificare.
per il corpo << unufucare la coscienza >> significa dare forma ed esistenza
fisica alla coscienza.
Il cervello ed il corpo sono una unità esattamente come gli impulsi sono una
unità.
Gli impulsi esistono perchè la loro unione li precede.
Corpo e cervello esistono solo nella forma della loro unità.
Eppure io parlo degli impulsi come qualcosa di diverso dalla loro unità
ed egualmente parlo del cervello e del corpo come se non fossero
uniti.
Di questo passo dovrei asserire che la coscienza ordinaria
si oppone alla unità della coscienza e che la unità della coscienza
non è una forma di coscienza.
Solo la percezione profonda mi garantisce l’unità
che a questo punto però appare priva di coscienza, di corpo, cervello
e colori ordinari.
Ecco, ho praticamente politicizzato la percezione, sono pronto
per una guerra eterna e giusta.
E invece io insisto a dire in ogni momento della mia esistenza
che è possible accedere ad un’altra fisiologia priva di differenze.
Quando la raggiungo sfuggo ai paradossi.
A quel punto la vita ordinaria non è un luogo in cui dipanare
enormi matasse di irriducibili differenze e opposizioni.
Ci posso rimanere con una certa tranquillità.
Può sembrare un’operazione intellettuale la creazione di una fisiologia priva di differenze e
ciò avviene giusto nello scriverne in questo unico attimo.
Per il resto <<la creazione di una fisiologia priva di differenze>> è, per me, un fatto per lo più
fisico ed emotivo in cui si affollano innumerevoli pratiche fisiche e addirittura ginniche,
molte emozioni e una buona dose di umorismo verso me stesso.
(Per me è implicito che dipingere, suonare, scrivere nascano in un luogo
dove l’intelletto e il corpo siano ancora indifferenziati.
Personalmente mi aspetto che quando dico, per esempio, <<sole>> qualcuno mi
porti lo sguardo di una coccinella e non mi indichi l’astro. Se poi l’astro sia una
coccinella pelosa ben venga).

Informazioni su Percezione

Italiano,55enne,appassionato di comunicazione.
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